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Il Cervello Sociale: valutazione dell’empatia e dell’assertività in pazienti con trauma cranico 3° parte

Ricerche tematiche


Il Cervello Sociale: valutazione dell’empatia e dell’assertività in pazienti con trauma cranico
di Elena Comerio, psicologa e neurosociologa

Terza parte:
5. Deficit di intelligenza sociale ed emotiva e di risposta empatica


5. Deficit di intelligenza sociale ed emotiva e di risposta empatica

Tratteremo ora i disturbi neurocomportamentali, avvalendoci dei risultati ottenuti da alcuni studi condotti su pazienti cerebrolesi prefrontali ventromediali.
La corteccia prefrontale nella sua porzione ventromediale è risultata essere la mediatrice dei processi che regolano l’intelligenza emotiva e sociale e la risposta empatica.
Potremmo ipotizzare, secondo quanto detto in precedenza, che probabilmente riguarda più gli aspetti cognitivi dell’esperienza empatica ("comprendo ciò che senti’).

5.1 Ipotesi del marcatore somatico
E' importante accennare all’ipotesi del marcatore somatico (Damasio et al., 1994) poiché è una delle ipotesi più rilevanti in questo settore della ricerca neuropsicologica.
Secondo Damasio (1995, 1996) ogni decisione della vita quotidiana si basa sulla valutazione da parte del soggetto di cosa potrebbe essere più vantaggioso e cosa più svantaggioso in termini di sopravvivenza sia per se stesso che per l’organismo sociale in cui è inserito. La scelta verrebbe fatta innanzitutto sulla base di informazioni emotive e solo in un secondo momento avvalendosi della razionalità. Esisterebbero, infatti, alcuni segnali somatici (vegetativi) connessi alle emozioni associate ad esperienze precedenti che guiderebbero la decisione nel presente.
Tali segnali costituiscono i "marcatori somatici", che agiscono inconsciamente mediante il sistema nervoso autonomo e si costruiscono durante lo sviluppo per mezzo dell’esperienza (Damasio, 1995; Damasio, 1996). In ogni esperienza la risposta emotiva associata al suo esito viene registrata a livello somatico. In seguito, ogniqualvolta ci si trova a dover compiere una scelta, nel nostro immaginario si paventano una serie di possibilità ed è come se, per evitare una rassegna analitica e seriale, che sarebbe lunghissima e dispendiosa, il nostro sistema si fosse organizzato in modo da fare una prima selezione delle possibili scelte sulla base dei ricordi somatici legati all’emozione vissuta in esperienze precedenti e simili.
Secondo questa ipotesi noi "sentiamo‟ e "riviviamo‟ a livello somatico la sensazione esperita in passato: se è piacevole ci fa capire che la decisione è vantaggiosa, viceversa, ci "avvisa‟ che faremmo una scelta svantaggiosa (Damasio, 1995; Damasio, 1996).
Solo in seguito, e dopo avere diminuito il vasto panorama delle possibili decisioni con una cernita compiuta a fronte delle conseguenze legate alle emozioni, si opererebbe una scelta basata sulla razionalità, in modo cosciente.
Il processo di decisione si avvale quindi anche delle emozioni legate alle esperienze passate e si collega alla capacità di „sentire‟ le possibili conseguenze delle proprie azioni.
In questo processo la corteccia prefrontale ventromediale gioca un ruolo fondamentale, poiché è la sede dell’integrazione fra le informazioni derivanti dalla situazione presente in cui il soggetto è inserito e le informazioni connesse allo stato emotivo associato ad esperienze passate (Damasio, 1995; Damasio, 1996, Bechara, Damasio & Damasio, 1999).
Il circuito del "marcatore somatico" coinvolge l’area ventromediale, l’amigdala, la corteccia insulare e somatosensoriale. Nella corteccia ventromediale convergono informazioni sensoriali/somatiche e cognitive (Damasio, 1995, Bechara, Damasio & Damasio, 1999). Questo circuito si sovrappone al circuito che media il processo di decisione (infatti i due circuiti sono interconnessi: si decide con la guida di informazioni somatosensoriali emotive) e al circuito che media l’intelligenza emotiva e sociale, e quindi l’empatia (Bar-On, Tranel & Denberg, 2003).
Gli studi di pazienti con lesioni cerebrali focali a livello prefrontale hanno dimostrato il ruolo di intermediario della corteccia ventromediale in questi processi. Se essa è lesa, vengono compromesse la decisione e l’emozione, sia in ambito personale che sociale (Damasio, 1995; Bechara, Tranel & Damasio, 2000a).

5.2 Deficit che conseguono a lesioni prefrontali ventromediali
Molti dei pazienti con lesioni focali della corteccia prefrontale ventromediale, hanno un normale orientamento spazio/temporale, una percezione visiva nella norma, non hanno problemi di linguaggio né di abilità motorie, la memoria sostanzialmente appare intatta così come il livello di intelligenza cognitiva (Damasio, 1995; Bechara, Tranel & Damasio, 2000a).
Nonostante questa apparente non compromissione cognitiva la loro vita sociale è compromessa: la loro personalità cambia dopo la lesione ed emergono disturbi comportamentali invalidanti (Damasio, 1995).
I quadri clinici sono differenti a causa di diversi fattori che contribuiscono alla patologia: la personalità pre-morbosa, l’eziologia, l’ampiezza, la sede e la localizzazione della lesione e alcune variabili psicologiche e ambientali.
Alcuni di questi pazienti spesso non sono più in grado di condurre una vita lavorativa, né sociale. È possibile che divengano incostanti o irritabili, irriverenti od ostinati; a volte qualcuno diviene intollerante; altri presentano un comportamento rigido o non sono più creativi; alcuni pazienti non sono più riservati, divengono impulsivi; altri hanno un’affettività appiattita e sono incapaci di provare sia piacere che dolore; è possibile che abbiano istinti sessuali ridotti e una vita emotiva impoverita. Alcuni pazienti sono passivi, dipendenti, non sono più in grado di compiere scelte vantaggiose sia per se stessi che verso chi li circonda. In alcuni è compromesso il senso sociale. Alcuni si comportano in modo stereotipato. Spesso non riescono a identificare se stessi collocandosi in una prospettiva del passato o del futuro e, di conseguenza, non riescono a farlo nemmeno per gli altri (Eslinger & Damasio, 1985; Blumer & Benson, 1975; Damasio, 1995, Damasio et al., 1994).
Appaiono incapaci di sentire sia se stessi che il prossimo, ed è come se ‘sapessero’ ma non fossero più in grado di ‘sentire’ (Damasio, 1995): cognitivamente comprendono, ma hanno difficoltà a percepire le emozioni altrui.
Inoltre, spesso, nei pazienti con lesioni prefrontali, la compromissione delle competenze sociali ed emotive si associa alla sindrome anosognosica frontale, ossia ad una mancanza di consapevolezza del disturbo acquisito (Prigatano & Schacter, 1991).
Bar-On e coll. (2003) hanno condotto uno studio su pazienti con lesioni alla corteccia ventromediale (VM) destra o bilaterale.
Sulla base della teoria precedentemente esposta del marcatore somatico (Damasio et al., 1994) e dell’ intelligenza emotiva e sociale, gli autori hanno voluto indagare le conseguenze di un danno ventromediale su queste capacità. 12 pazienti con lesioni focali, bilaterali, della regione VM o con lesioni unilaterali destre dell’amigdala o della corteccia insulare, sono stati testati al Emotional Quotient Inventory (EQ-i) (Bar-On, 1997a), un questionario standardizzato che valuta diversi aspetti dell‟intelligenza sociale ed emotiva. Sono stati inoltre sottoposti a test che valutano la capacità di prendere decisioni, il funzionamento sociale e i cambiamenti di personalità.
I risultati di questi pazienti sono stati confrontati con quelli di un gruppo di controllo composto da pazienti con lesioni situate in aree corticali differenti.
I risultati mostrano che i pazienti con lesione ventromediale hanno dei punteggi significativamente inferiori a quelli dei pazienti di controllo e sono quindi coerenti con l’ipotesi che l’intelligenza sociale ed emotiva sia localizzata principalmente nell’area ventromediale, e che questa medierebbe la capacità di valutazione nel processo di decisione (ipotesi del marcatore somatico).
Infatti, secondo gli autori, la capacità di giudizio nel processo decisionale dipende da diversi sistemi cerebrali e la corteccia ventromediale ha il compito di connettere tutti questi sistemi: ecco perché, se danneggiata, sono presenti alterazioni nell’esperire emozioni e nel funzionamento sociale.
I pazienti, proprio perché incapaci di compiere scelte facendosi guidare dalle emozioni di esperienze precedenti, non riescono più a prendere decisioni vantaggiose né per se stessi né per gli altri, risultando incapaci di condurre una vita sociale normale. Inoltre, presentano un basso livello di intelligenza sociale ed emotiva.
Da questo studio è risultato che i processi specializzati nel mediare l’informazione sociale dipendono da un meccanismo cerebrale che interessa l‟emozione e il processo decisionale.
Infine, la relazione esistente fra l’emozione e la capacità di esprimere il proprio giudizio nei processi decisionali dimostra perché non è sufficiente avere un quoziente cognitivo elevato per condurre in modo ottimale sia la vita sociale che quella personale, bensì è necessario che anche l’intelligenza sociale e quella emotiva siano integre. Shamay-Tsoory e coll. (2003) hanno studiato pazienti cerebrolesi con lesioni alla corteccia prefrontale (CPF), utilizzando come gruppi di controllo pazienti con lesioni alla corteccia parietale (CP) e pazienti sani.
Il loro scopo era quello di esaminare la relazione fra il deficit di empatia conseguente ad una lesione cerebrale e indagarne la localizzazione esatta.
Uno degli obiettivi di tale studio è stato quello di esaminare quanto è compromessa l‟empatia a seguito di un danno cerebrale alla CPF e se vi sono pattern differenti di deficit di empatia dipendenti dalla diversa localizzazione della lesione all’interno della CPF (porzione ventromediale o dorsolaterale).
È risultato che i pazienti con danno prefrontale ventromediale ottenevano punteggi inferiori nei livelli di empatia e che risultano più deficitari dei pazienti sani e di quelli con lesioni posteriori, rispetto ai pazienti con danni alle aree dorsolaterali, i quali non differiscono molto dai gruppi di controllo.
Inoltre, per identificare i tipi di lesione connessi ai maggiori deficit di empatia, i punteggi grezzi ottenuti sono stati standardizzati. Dei 9 pazienti con i livelli più bassi di empatia, 8 presentavano danni prefrontali (6 pazienti con lesioni ventromediali, uno con danno dorsolaterale, e uno con danno ad entrambe le regioni) e un solo paziente aveva danni al lobo parietale. L’indagine delle lesioni degli 8 pazienti con danno prefrontale (fig. 3) ha mostrato che non sarebbe tanto la dimensione del danno quanto la localizzazione ad influire maggiormente sul deficit di empatia. Infatti, tutte le lesioni erano per lo più nella porzione destra dell’area ventromediale.
Questo risultato dimostra che una lesione prefrontale, soprattutto ventromediale, è significativamente correlata con un deficit della risposta empatica. L’ asimmetria emisferica, inoltre, è risultata interessare i livelli di empatia anche per quanto riguarda le lesioni parietali.
Quando il danno era parietale destro, i pazienti presentavano comunque deficiti nella risposta empatica. Ciò suggerisce un particolare coinvolgimento del lobo parietale destro nel mediare questa capacità, essendo l’emisfero destro la regione cerebrale interposta sui processi emotivi.
Inoltre nell’emisfero destro, lesioni parietali sembrerebbero connesse a deficit nella capacità di percepire e riconoscere l‟emozione a livello visivo ed uditivo, mentre lesioni prefrontali sembrerebbero connesse maggiormente a deficit di intelligenza sociale ed emotiva. Secondo gli autori questo dimostrerebbe che la localizzazione rostrale della lesione nell’emisfero destro riguarderebbe maggiormente l’espressione della risposta empatica, mentre la parte più caudale medierebbe il riconoscimento della componente affettiva.
Si spiegherebbe così il coinvolgimento della corteccia parietale destra nella risposta empatica e il ruolo dell’intero emisfero destro nei processi di interazione sociale e in tutto ciò che riguarda l’aspetto sociale della personalità.
Da questo studio è risultato che i deficit alla porzione ventromediale sembrerebbero associati ai deficit nella capacità di "mentalizzazione‟ (la capacità di dedurre gli stati mentali del prossimo, come, ad esempio, desideri, intenzioni e idee e la capacità di adottare il suo punto di vista), da cui gli autori hanno ipotizzato che anche questa componente potrebbe fare parte della capacità di produrre una risposta empatica (per quanto visto in precedenza in uno studio degli stessi autori del 2009, probabilmente si riferiscono agli aspetti cognitivi della risposta empatica che, come visto, riguarderebbero maggiormente la porzione VM); solo i deficit alla regione dorsolaterale risultavano correlati a deficit di flessibilità cognitiva.
Gli autori hanno ipotizzato un network complesso come mediatore dell’intera risposta empatica, composto da un nucleo centrale e aree periferiche. Il nucleo centrale coinvolgerebbe la regione prefrontale ventromediale, in cui vengono integrate informazioni di natura affettiva e cognitiva. Le aree periferiche consisterebbero nella regione dorsolaterale e circuiti neuronali situati all’interno dell’emisfero destro, coinvolti nel processare informazioni di natura affettiva.
Altre regioni cerebrali, come l’amigdala, sembrerebbero farne parte, essendo anch’esse preposte ai processi che mediano il comportamento sociale ed emotivo.
Da entrambi gli studi (Bar-On et al., 2003; Shamay-Tsoory et al., 2003) emerge il ruolo fondamentale della corteccia ventromediale: quando questa regione viene lesa risulta compromessa maggiormente la capacità di „sentire‟, sia a livello personale che sociale e la conseguenza è un comportamento patologico.
Inoltre si evince che la risposta empatica è composta da differenti componenti: aspetti affettivi e cognitivi, abilità più mature di "mentalizzazione‟ (ToM) e le abilità di percezione ed espressione delle emozioni, tutte facoltà mediate dall’emisfero destro e che conducono l’individuo ad avere una matura ed efficiente capacità di relazionarsi col prossimo.
In questa prima parte, dopo aver analizzato la struttura anatomo-funzionale della corteccia prefrontale, si sono indagati l’intelligenza sociale, il processo decisionale e la valutazione emotiva nel dominio personale e sociale.  Gli studi e le ricerche presentate nell’ambito delle neuroscienze cognitive dell’emozione hanno dimostrato in modo convincente che in pazienti con lesioni alla corteccia prefrontale ventromediale queste competenze vengono compromesse.


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