Il Cervello Sociale: valutazione dell’empatia e dell’assertività in pazienti con trauma cranico 1° parte - Neurosociologia.it

Cerca
Vai ai contenuti

Menu principale:

Il Cervello Sociale: valutazione dell’empatia e dell’assertività in pazienti con trauma cranico 1° parte

Ricerche tematiche


Il Cervello Sociale: valutazione dell’empatia e dell’assertività in pazienti con trauma cranico
di Elena Comerio, psicologa e neurosociologa

Prima parte:
1. Il Cervello Sociale
2. La neurobiologia del Cervello Sociale


1. Il Cervello Sociale

Il concetto di "cervello sociale‟ trova le sue radici nel campo della biologia evoluzionistica, della primatologia e delle neuroscienze, e recentemente sta divenendo un tema dominante nelle scienze comportamentali e cognitive.
Brothers (1990) lo descrive come la somma dei sistemi affettivi e cognitivi più avanzati del cervello che si sviluppano come risultato dell’aumento della complessità della vita sociale. Questi meccanismi sottolineerebbero la nostra capacità di funzionare come esseri sociali e ci fornirebbero i substrati neurali per la cognizione sociale, il comportamento sociale e la responsività affettiva.
Dalla cultura psicologica e neuro-scientifica abbiamo evidenze che ci confermano ormai quanto la "relazione‟ sia un concetto molto importante per un sano sviluppo psicofisico e sociale dell’individuo, avendo su di lui un impatto impercettibile ma fortissimo nel corso di tutta l‟esistenza. L‟ambiente e la qualità delle relazioni incidono in maniera importante nello sviluppo cognitivo e psicologico di ogni essere umano.
Chance e Mead (1953) furono fra i primi pionieri a suggerirci che le dinamiche sociali potrebbero costituire la maggiore forza dominante nell’evoluzione del cervello umano. Anche autori quali Jolly (1966) e Kummer (1967) presero in considerazione il tema dell’intelligenza sociale nell’analisi del comportamento sociale dei primati.
Ma, secondo Byrne e Whiten (1988), fu solo grazie al saggio di Humphrey "La funzione sociale dell’intelletto‟ (1976) che si diede inizio a quella branca delle neuroscienze a cui oggi diamo il nome di "neuroscienze cognitive e sociali‟.
Secondo Humphrey le competenze sociali divengono fondamentali nella misura in cui la società umana evolve in gruppo. Infatti le dinamiche di gruppo fluttuano costantemente e richiedono quindi capacità di relazioni sempre più affinate, interpretazioni del comportamento altrui, comprensione degli stati d’animo altrui, e tutte quelle competenze di gestione dei rapporti che racchiudiamo sotto il nome di "social cognition‟: percezione dei volti, intelligenza emotiva, intelligenza sociale, teoria della mente, self- reference, decision making, etc.
Studi in ambito evolutivo (Hamlin, Wynn & Bloom, 2007) hanno dimostrato che la valutazione sociale, volta a preferire comportamenti collaborativi (che aiutano l’evoluzione della specie e promuovono il benessere sociale), è "innata‟ nell’essere umano e si fonda sul concetto di "biological adaptation‟: ossia, per vivere meglio è necessario imparare a vivere insieme, a rapportarci.
Questo a dimostrare che un certo „codice etico" sia potenziale nell’uomo, e sia alla base del comportamento sociale, dello sviluppo delle competenze sociali, dell’intelligenza emotiva e sociale, e che nel nostro cervello siano già insite sia la capacità che le strutture per raggiungere tale obiettivo.
Lo scopo dei questo elaborato è proprio quello di sottolineare il ruolo che il cervello assume in questo processo d’interazione con l’ambiente, tanto nei soggetti neurologicamente sani quanto nei pazienti.
Quando parliamo di „cervello sociale‟ ci riferiamo a tutti i meccanismi neurali che presiedono sia alle nostre interazioni, sia ai nostri pensieri e sentimenti verso le persone e i rapporti, i moduli neurali che dirigono le nostre attività mentre ci relazioniamo.
Il cervello sociale appare come uno tra i meccanismi più adattabili in natura per affrontare la sfida della sopravvivenza nella società. Grazie a diversi studi con fMRI, PET, SPECT, ora siamo in grado di identificare le basi anatomiche e neurali della cognizione sociale, e possiamo quindi descrivere la struttura del cervello sociale.
Tuttavia, ad ora, non esiste in ambito neuro scientifico un’unica mappa specifica del cervello sociale condivisa da tutti, però vi sono studi che iniziano a delineare alcune delle aree attive durante le interazioni personali.
Tali aree coinvolgerebbero la corteccia prefrontale nella sua porzione orbito frontale, la corteccia cingolata anteriore, il giro temporale superiore, le aree associative della corteccia parietale, la corteccia somatosensoriale e l’insula, e aree subcorticali quali l’amigdala (Brothers, 1990).
Inoltre anche la scoperta dei "neuroni specchio‟ agli inizi degli anni ‘90 ha fornito una maggiore comprensione della struttura del cervello sociale a livello cellulare.

2. La neurobiologia del Cervello Sociale
Il processo che guida ad un comportamento sociale ha inizio dalla percezione di uno stimolo socialmente rilevante e richiede l’intervento di diverse aree cerebrali interagenti fra loro.
Alla percezione dello stimolo sociale, consegue il processamento delle sue caratteristiche, attraverso meccanismi di percezione, riconoscimento e valutazione dello stimolo stesso, che conferiscono le informazioni necessarie per crearsi una rappresentazione centrale dell’ambiente sociale.
Per la percezione sociale, la cognizione sociale e il comportamento sociale, alcune regioni nel lobo temporale (giro fusiforme, solco temporale superiore), collaborano con un network di strutture quali l‟ amigdala, la corteccia prefrontale, soprattutto la porzione orbito frontale/ventromediale, la corteccia cingolata anteriore e la corteccia sensoriale destra. I sistemi effettori (corteccia motoria, gangli della base, ipotalamo, brainstem -PAG-) contribuiscono in seguito all’esecuzione del comportamento sociale.

2.1 Il lobi frontali e la corteccia prefrontale
I lobi frontali occupano la porzione anteriore dell’emisfero cerebrale.
Sono connessi con le aree posteriori mediante fibre di associazione intraemisferiche e intervengono in complessi circuiti neuronali, insieme con strutture subcorticali (talamo, amigdala, gangli della base) e cervelletto, mediando l’attività motoria, la cognizione e l’emozione. Sono coinvolti nei processi di regolazione del comportamento adattivo all’ambiente e nel controllo dei processi cognitivi superiori, che intervengono nei contesti quotidiani complessi o non abituali.
La corteccia prefrontale occupa la parte più rostrale dei lobi frontali, ed è una rete molto estesa di collegamento tra le aree motorie, percettive e limbiche del cervello.
Svolge un ruolo fondamentale nei processi cognitivi e nella regolazione del comportamento. Infatti, proprio grazie alle sue connessioni con diverse aree corticali, risulta essere il substrato neuroanatomico delle funzioni cognitive superiori (pianificazione, attuazione e conclusione di comportamenti diretti ad uno scopo attraverso azioni coordinate e strategiche; integrazione e sintesi di informazioni; organizzazione; regolazione del comportamento emotivo) e in virtù delle sue connessioni con le aree limbiche è implicata nei processi emotivi ed affettivi (Drevets, 2001).
Le sue connessioni coi gangli della base e il talamo spiegano l’insorgenza di disturbi motori, i deficit esecutivi e la compromissione della motivazione e della personalità, che conseguono a lesioni di questa regione corticale.
Linsieme dei processi cognitivi superiori costituisce le cosiddette "funzioni esecutive‟, che risultano deficitarie qualora la corteccia prefrontale venga lesa.
Esse intervengono nell’apprendimento di nuove azioni, nelle azioni che implicano pianificazione e decision making (processo di decisione), nelle azioni in cui è necessario correggere alcuni errori commessi, nei comportamenti nuovi che richiedono l’esecuzione di una nuova sequenza di azioni, nelle azioni difficili o pericolose, nelle attività in cui è necessario un costante monitoraggio del comportamento e nelle azioni in cui bisogna superare forti risposte abituali.  
Con il termine "sindromi disesecutive’ (Baddley & Wilson, 1988) vengono indicati i deficit delle funzioni esecutive, quali sintomi di alterazioni comportamentali (perdita dell’iniziativa, apatia, lentezza nell’iniziare azioni, comportamenti d’ utilizzazione, perseverazioni, risposte emozionali ridotte oppure disinibizione, euforia, impulsività) e deficit a livello cognitivo (disturbi di memoria di lavoro, di pianificazione, incapacità di usare strategie, cadute attentive), che si combinano ogni volta in modo differente dando luogo a quadri clinici diversi.
Nell’organizzazione neuro-anatomica della corteccia prefrontale appare che le funzioni esecutive siano frazionate in differenti processi più specifici, che possono venir danneggiati selettivamente.
Essa si suddivide principalmente in due regioni: la corteccia dorsolaterale e la corteccia orbitofrontale o porzione ventromediale.

2.2 La corteccia prefrontale dorsolaterale
La corteccia dorsolaterale comprende le porzioni laterali dell’emisfero, ovvero le aree di Brodmann dalla 9 alla 12, le aree 45 e 46 nonché la parte superiore dell’area 47. Interessa il giro frontale superiore, il giro frontale medio e il giro frontale inferiore, tre grandi circonvoluzioni connesse ciascuna con altre aree cerebrali (sia posteriori che frontali), costituendo il presupposto anatomico per una differenziazione funzionale.
È una delle componenti principali dei processi esecutivi, quali comportamento strategico, pianificazione, astrazione e flessibilità cognitiva, e della working memory (memoria di lavoro), quella forma della memoria a breve termine che permette l‟immagazzinamento di informazioni in entrata e allo stesso tempo il loro recupero dalla memoria a lungo termine.
La ML è fondamentale nella pianificazione dell’azione (Koechlin et al., 2000), poiché permette di recuperare le conoscenze passate e le loro rappresentazioni depositate nella memoria a lungo termine, per utilizzarle nel dirigere le modalità di comportamento nel presente. Quando questa capacità viene compromessa, il paziente non è più in grado di orientare il suo comportamento ad uno scopo attraverso azioni coordinate e strategiche, ovvero non riesce più ad integrare le informazioni sulle condizioni ambientali presenti, gli input sensoriali e le informazioni derivanti dalle esperienze passate per formulare un piano d’azione che abbia un obiettivo. Il paziente risulta incapace di pianificare un comportamento in funzione del raggiungimento di un obiettivo, soprattutto per far fronte a situazioni non abituali, poiché sono deficitarie sia la capacità di pianificazione che quella di organizzazione; ne consegue la compromissione dei processi di selezione di schemi comportamentali per affrontare circostanze nuove. È deficitaria anche la capacità di monitorare il decorso dell’azione per poter passare da un piano d’azione all’altro. Il comportamento appare quindi caotico, disorganizzato, rigido.
I soggetti con lesioni della corteccia prefrontale dorsolaterale presentano comportamenti perseverativi: non riuscendo a ricordare le esperienze passate, continuano a comportarsi nel medesimo modo; i comportamenti perseverativi sono spesso associati a risposte automatiche guidate anziché da uno scopo dallo stimolo, che il più delle volte risulta irrilevante rispetto alla circostanza.
Sono pazienti fortemente distraibili, che presentano difficoltà ad affrontare situazioni complesse, che hanno una scarsa flessibilità cognitiva e una ridotta capacità di valutare le situazioni.

2.3 La corteccia orbitofrontale
La corteccia orbitofrontale o ventromediale interessa le porzioni inferiori dell’area 47 e quelle mediali delle aree 9-12 ed è coinvolta nei processi dell’ emozione e della decisione. È il punto di congiunzione più alto fra la parte più alta dei centri emotivi e la parte più bassa del cervello pensante. In particolare sembrerebbe partecipare alla presa di decisione, mantenendo in memoria l‟associazione fra uno stimolo familiare e la risposta considerata gratificante dal soggetto e interverrebbe nel sopprimere una risposta abituale per sostituirla con una nuova più appropriata al contesto sociale, partecipando al processo del controllo inibitorio degli automatismi.
La corteccia orbitofrontale è uno snodo cruciale fra alto e basso, un epicentro in cui dare un senso al mondo sociale che ci circonda, mettendo insieme le esperienze interne e quelle esterne, compie una valutazione sociale istantanea, che ci dice cosa percepiamo con la persona con cui siamo, cosa sente nei nostri confronti e come agire in base alle sue reazioni (Goleman, 2006).
Inoltre, la divisione ventromediale sembrerebbe anche attivarsi quando l‟individuo deve operare una decisione in mancanza di molte informazioni esterne, quando cioè deve prendere decisioni basandosi maggiormente sulla sensazione più che sulla ragione.
Essa risulta essere il luogo dell’integrazione fra emozione e decisione, ovvero la sede in cui intercorre un rapporto sinergico fra i processi cognitivi superiori e gli stati emozionali, che tenderebbero a guidare le scelte da compiere (Bechara, 2004). È stata definita la „zona finale di convergenza integrativa neurale‟, con forti connessioni con la corteccia prefrontale dorso laterale, la corteccia sensoriale, la corteccia somatosensoriale, il tronco encefalico, l’ipotalamo, il sistema neurovegetativo, il lobo temporale, l‟amigdala, l‟insula e la corteccia associativa e la corteccia cingolata anteriore (Goleman, 2006).
Tutte queste aree rivestono un ruolo importante nella coordinazione delle interazioni sociali.
Il ruolo dell’ intera corteccia orbitofrontale è quello di regolare una vasta gamma di comportamenti sociali.
Il lobo orbitofrontale presenta una vasta rete di proiezioni che si estende nei centri emotivi, permettendo di modulare le reazioni emotive. Una delle funzioni primarie di queste reti durante un’interazione sociale sembra essere quella di inibire le reazioni emotive, coordinandole con gli imput provenienti dal mondo sociale per rendere le nostre azioni adeguate al contesto.
La capacità di inibire, valutare e filtrare le informazioni sociali ed emotive, è riassunta nel concetto di decision making (processo di decisione) che è alla base di ogni comportamento e consiste nella capacità del soggetto di dirigere l’ azione:

  • integrando i propri valori con le informazioni riguardanti il proprio stato emotivo, gli scopi e la situazione sociale;

  • valutando gli eventi e la loro importanza;

  • regolando la risposta emotiva che l‟azione produce in se stesso e in chi lo circonda.

Inoltre la porzione orbitofrontale sembra essere coinvolta nei processi di problem solving (risoluzione di problemi) (Shallice & Burgess, 1991).
Sia i processi decisionali che quelli di risoluzione di problemi sono aspetti molto importanti perché il soggetto viva in armonia con il contesto in cui è inserito.
I pazienti con lesioni nella regione ventromediale, mostrano incapacità di gestione della vita quotidiana e deficit nella regolazione di comportamenti socialmente adattivi.
Essi presentano quadri clinici differenti a causa di diversi fattori che contribuiscono alla patologia: la personalità pre-morbosa, l’eziologia, l’ampiezza, la sede e la localizzazione della lesione e alcune variabili psicologiche e ambientali.
Alcuni di loro non riescono più a prendere decisioni integrando informazioni emotive e sociali; è possibile che risultino incapaci di fare scelte appropriate alle circostanze; talvolta alcuni pazienti possono mancare di „senso sociale‟ e non riuscire più ad identificare il loro ruolo nella società né a „sentire se stessi’ e di conseguenza non riescono a „sentire gli altri‟ (Damasio, 1995) né a prevedere le conseguenze delle loro azioni nel futuro (Bechara, Damasio & Damasio, 2000). Inoltre è possibile che non siano più in grado di modulare il loro comportamento in modo adattivo e di rispettare le norme sociali.
Oltre alla suddivisione citoarchitettonica sopra citata, la corteccia prefrontale può essere suddivisa a livello funzionale in porzione di destra e di sinistra (Davidson, 2001). Secondo Davidson e Irwin (1999) la corteccia prefrontale è importante nella modulazione delle emozioni e nel determinare le differenze individuali negli stili affettivi.
Davidson (1993) afferma che, in assenza di stimolazioni esterne, negli individui con stili affettivi differenti vi è solamente un’ inclinazione a reagire secondo un certo stile (positivo o negativo), che non necessariamente comporta presenza di sintomatologie depressive. Ciò che differenzia tali individui è un‟asimmetria di attivazione della parte destra piuttosto che sinistra quando sono posti dinnanzi al medesimo stimolo esterno. Per studiare le differenze delle due regioni emisferiche si sono indagati pazienti cerebrolesi con lesione unilaterale, non troppo estesa e per lo più a livello dorsolaterale. Da questi studi (Gainotti, 1972; Morris et al., 1996; Robinson et al., 1984; Sackeim et al., 1982; Robinson, Staar & Price, 1984) è emerso che i pazienti cerebrolesi sinistri presentano una sintomatologia depressiva, ansia e incapacità di provare emozioni positive.
Gli autori ipotizzano che la parte destra sia sede delle emozioni negative e la controparte sinistra di quelle positive (Davidson & Irwin, 1999).
Inoltre, sono stati condotti alcuni studi di neuroimaging (Rauch et al., 1997; Sutton et al., 1997; Lane et al., 1997; Breiter et al., 1996) sia su soggetti sani che nei pazienti con disturbi d’ansia, che hanno mostrato come l’aumento dell’attivazione della corteccia destra correli positivamente con l‟aumento delle emozioni negative.
Secondo Davidson e coll. (1990), le emozioni, positive o negative, indotte tramite stimolazione esterna, determinano l’attivazione della corteccia prefrontale in modo asimmetrico.
Ulteriori studi (Davidson et al., 2000; Davidson & Irwin, 1999) sulla risposta elettrofisiologica dell’attivazione delle regioni cerebrali nei soggetti sani, hanno mostrato un aumento dell’attività corticale nella parte destra della corteccia prefrontale quando i soggetti erano sottoposti a emozioni negative e, viceversa, un incremento nella regione sinistra quando vi era l’ esposizione a emozioni positive.

2.4 L'amigdala
L'amigdala è parte del sistema limbico ed è composta da un gruppo di strutture interconnesse. Si trova sopra il tronco cerebrale, nella regione rostromediale del lobo temporale, al di sotto del giro uncinato e anteriormente alla formazione dell'ippocampo. È in continuità con il putamen, dietro alla coda del nucleo caudato.
Dal latino amigdala (mandorla) poiché la sua struttura è ovoidale.
L’amigdala è connessa:

  • all’ipotalamo, a cui invia impulsi per l'attivazione del sistema nervoso simpatico;

  • al nucleo reticolare talamico per aumentare i riflessi, ai nuclei del nervo trigemino, del nervo facciale;

  • alla zona ventrale tegmentale;

  • al locus ceruleus;

  • ai nuclei laterodorsali tegmentali.

Si ritiene che l’amigdala sia un centro di integrazione di processi neurologici superiori come le emozioni, coinvolta anche nei sistemi della memoria emozionale. È attiva nel sistema di comparazione degli stimoli ricevuti con le esperienze passate e nell'elaborazione delle esperienze olfattive.
I segnali che provengono dagli organi di senso viaggiano prima verso il talamo e giungono poi all’amigdala; un secondo segnale viene poi inviato dal talamo alla neocorteccia.
Grazie a questa ramificazione l‟amigdala è in grado di rispondere agli stimoli prima della neocorteccia, ed è in grado di analizzare ogni esperienza, scandagliando le situazioni ed ogni percezione.
L’amigdala innesca le varie reazioni di risposta al pericolo, e, fra tutte le sensazioni, quella che la stimola maggiormente è la paura (Whalen et al., 2001).
In presenza di un segnale di allarme, i vasti circuiti dell’amigdala attivano dei punti chiave in tutto il cervello, indirizzando i pensieri, l’attenzione e la percezione verso la fonte di pericolo.
Quando scatta l‟allarme della paura, l‟amigdala scatta come un sorta di grilletto neurale e reagisce inviando segnali di emergenza e tutte le parti principali del cervello; stimola il rilascio degli ormoni che innescano la reazione di combattimento o fuga, (Adrenalina, Dopamina, Noradrenalina), mobilita i centri del movimento, attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l’intestino.
L’amigdala, in qualità di archivio della nostra memoria emozionale, trattiene „il sapore emozionale’ di ciò che accade, richiamando ogni informazione importante ed utile nella situazione di paura . L'amigdala quindi fornisce a ogni stimolo il livello giusto di attenzione, lo arricchisce di emozioni e, infine, lo immagazzina sotto forma di ricordo.
Questo suo ruolo nel riconoscimento delle emozioni è mostrato da uno studio condotto su un paziente con lesione bilaterale dell’amigdala, in cui il paziente era in grado di esprimere emozioni normalmente, a fronte di un’incapacità a riconoscere quelle stesse emozioni (Anderson & Phelps, 2000).
L’incremento di vigilanza stimolato dall’amigdala acuisce la nostra attenzione verso gli indizi delle emozioni e delle intenzioni altrui. Così facendo possiamo percepire con maggiore intensità i loro sentimenti, rafforzando il contagio, e divenendo anche più ricettivi nei confronti degli altri.
L’amigdala funge quindi da radar emotivo, attirando l‟attenzione su ogni elemento nuovo, incerto o importante. Agisce sul sistema precoce di avvertimento del cervello, esaminando ogni avvenimento, controllando ogni fatto emotivamente saliente, in particolare quelli potenzialmente minacciosi.
L’amigdala detiene un ruolo importante sia come sentinella e innesco delle emozioni negative, sia come parte del sistema neurale preposto al contagio emotivo, quindi con funzione sociale.

2.5 La corteccia somatosensoriale e l'insula
La corteccia somatosensoriale è situata nella corteccia parietale posteriore (SI, SII), mentre l’insula è una porzione della corteccia cerebrale che si trova profondamente all'interno della scissura di Silvio tra il lobo temporale e il lobo frontale.
Il ruolo delle cortecce somatosensoriali e dell’insula nel processamento di informazioni emotive è stato messo in luce da alcuni studi in ambito neurocognitivo.
L' insula è importante per l‟adempimento di diverse funzioni sia legate all'emotività che alla regolazione dell'omeostasi corporea: la percezione, il controllo motorio, l'auto-consapevolezza, le funzioni cognitive, e l'esperienza interpersonale e lo stato d‟animo altrui.
Uno studio lesionale ha riscontrato che un danno delle cortecce somatosensoriali dell’emisfero destro (SI, SII, insula e giro sovramarginale anteriore) inficia la capacità di giudicare gli stati emozionali di altri sulla base della percezione della loro espressione facciale (Adolphs et al., 2000). Ancora, in un paziente con una lesione focale dell’insula e del putamen si è osservato uno specifico deficit sia nel riconoscimento dell’espressione di disgusto che nella sua espressione (Calder et al., 2000); questi dati sono in accordo con l’ipotesi secondo la quale la comprensione degli stati emozionali e sociali delle altre persone potrebbe basarsi sulla simulazione di quanto l‟altro potrebbe stare sperimentando a partire dalla sua espressione facciale.

2.6 La corteccia cingolata anteriore
La corteccia cingolata anteriore (ACC, aree di Brodmann 24, 25, 32, 33) è considerata la parte superiore del sistema limbico ed è situata nella regione superiore della superficie mediale dei lobi frontali, sopra il corpo calloso.
Diversi studi funzionali (Adolphs, 2001) hanno conferito all’ ACC implicazioni a livello emozionale, attenzionale ed esecutivo.
Assieme con l’area prefrontale, sembrerebbe partecipare nei processi di selezione, di decision making e di controllo volontario del comportamento (Adolphs, 2001).
L'ACC può essere considerata come una sorta di sistema di allarme, poiché è la sede dove vengono elaborati, a livello inconscio, i pericoli ed i problemi cui un individuo è soggetto: ci permette di riconoscere quando la risposta dell’individuo è inadeguata rispetto alla situazione.
Lo scopo evoluzionistico di questo meccanismo è prezioso e consiste nel rendere il resto del cervello preparato biochimicamente a possibili imprevisti nell'immediato futuro, e quindi particolarmente reattivo nell'esatto momento in cui l'evento temuto si manifesta. Va precisato che l'encefalo non elabora primariamente un „pericolo specifico‟ chiaro e determinato, ma un eventuale accadimento aspecifico.
Da un punto di vista neuropsicologico, una lesione circoscritta alla corteccia cingolare anteriore provoca un deficit nella capacità di inibire risposte apprese in precedenza e nella capacità di controllare l'effetto interferenza in presenza di stimoli distraenti.
Come la corteccia orbitofrontale, anche la corteccia cingolata ha un ruolo importante nel comportamento emotivo e sociale (Devinsky et al., 1995; Maddok, 1999).
Danni all’ACC possono inoltre provocare mancanza di motivazione (mutismo acinetico).

2.7 Neuroni specchio e cellule fusiformi
Fino a qui abbiamo preso in considerazione alcune delle strutture anatomiche che compongono i principali network che sottostanno alla percezione, alla cognizione ed al comportamento sociale. Citiamo, inoltre, il solco temporale superiore e il giro fusiforme per quanto concerne la loro importanza nella percezione; l’ipotalamo, i nuclei della base e le cortecce motorie che sono gli effettori, e servono per eseguire i programmi motori.
Vi sono, infine, altri importanti attori che intervengono nel comportamento sociale: i neuroni specchio e le cellule fusiformi.
I neuroni specchio si trovano soprattutto nella corteccia prefrontale, nel lobo parietale posteriore, nel solco temporale superiore e nell’insula, e gestiscono le rappresentazioni condivise, le immagini mentali che sorgono alla mente quando parliamo con qualcuno o quando lo vediamo compiere un‟azione, spingendoci a mimarla o a provare l‟impulso ad agirla, poiché sono adiacenti ai neuroni del movimento. Le informazioni relative a ciò che vediamo si trasmettono ai nostri neuroni motori, portandoci a vivere i gesti dell’altra persona come se fossimo noi a compierli.
I neuroni specchio non sono solo preposti all’imitare l’azione altrui, ma anche a coglierne le intenzioni e le implicazioni sociali e a captare le altrui emozioni. Ci rendono in grado di entrare in sintonia con l’altra persona e capaci di avvertirne i sentimenti, le sensazioni, le emozioni, poiché le medesime si riflettono in noi.
Inoltre rivestono un importante ruolo nell’apprendimento per imitazione, in cui grazie all’osservazione, nel cervello si imprime un repertorio di emozioni, comportamenti e meccanismi di funzionamento nella società.
I neuroni specchio conferiscono allessere umano una sensibilità condivisa: comprendiamo gli altri traducendo ciò che essi stanno facendo nel linguaggio neurale che ci prepara alle stesse azioni e ci permette di provare sensazioni analoghe (Rizzolati, 1998).
Secondo Rizzolati (2006), i neuroni specchio " ci permettono di captare le menti altrui non attraverso il ragionamento concettuale, bensì tramite la simulazione diretta; con la percezione, non col pensiero".
Oltre ai neuroni specchio, recenti studi (Bartels & Zeiki, 2000) hanno messo in luce anche il ruolo dei neuroni fusiformi, cellule celebrali a forma di fuso, nelle relazioni sociali.
I neuroni fusiformi sono localizzabili in diverse aree del cervello. Vi sono infatti neuroni fusiformi in un’area della corteccia orbitofrontale che si attiva durante le nostre reazioni emotive agli altri (in particolare l’empatia istantanea) (Bartels & Zeiki, 2000) e
anche in un’area della corteccia cingolata anteriore, che svolge un ruolo importante nella vita sociale, presiedendo alla manifestazione facciale delle emozioni e al loro riconoscimento. Quest’area ha forti legami con l‟amigdala, il punto in cui nascono molti di questi sentimenti, e il luogo in cui si formano i primi giudizi emotivi (Allman et al., 2001; Tucker et al., 2003).
I neuroni fusiformi connettono inoltre la corteccia orbitofrontale con la parte superiore del sistema limbico (ACC), diramandosi a ventaglio in ulteriori parti del cervello.
Vi sono neuroni fusiformi anche nel lobo temporale, i quali sono dedicati sia al riconoscimento e all’interpretazione delle emozioni sui volti, sia a controllare dove si dirige lo sguardo dell’interlocutore.
L’esatto ruolo fisiologico di questi grandi neuroni fusiformi non è ancora noto, ma si ritiene che facilitino la rapida trasmissione di informazioni rilevanti in termini di emozioni relazionali e di „risposte a ricompensa‟, pertanto potrebbero intervenire nella mediazione del valore affettivo dell’esperienza di relazione, contribuendo ai processi che favoriscono la comprensione e la genesi di comportamenti appropriati.
Alcuni neuroscienziati ritengono che essi siano alla base della velocità dell’intuizione.
Grazie ad essi, grazie alla loro forma e struttura „a fuso‟, „scattano‟ i giudizi sociali istantanei.
Alcuni neuroanatomisti ritengono che le cellule fusiformi rendano la specie umana unica, ipotizzando che da esse dipenda la maggior socievolezza o sensibilità di alcune persone (Craig, 2004).



* Riproduzione Riservata *

 
Dott. MASSIMO BLANCO | P.I. 08039320968
Torna ai contenuti | Torna al menu